Description
ALL’ALTEZZA SERENISSIMA DI FRANCESCO III. DUCA DI MODENA, E REGGIO XII, E DELLA MIRANDOLA II. PRINCIPE DI MARCHESE D’ESTE, E DELLA CONCORDIA, CONTE DI NOVELLARA, ECC. E GENERALISSIMO DELL’ESERCITO DEL RE DI SPAGNA IN ITALIA. DALL’UMILISSIMO DIVOTISSIMO, E RIVERENTISSIMO SERVIDORE, E SUDDITO DOMENICO VANDELLI.
Carta incisa su rame; in basso a sinistra la spiegazione per il lettore: “Il primo ritratto, che abbiamo di questi Serenissimi Stati, è una Corografia in Legna della Città, e Territorio di Modena si piano, che montuoso posto per lo più tra i Fiumi Secchia, e Panaro, e porta seco il carattere della sua antichità. E opera di Alberto Balugola Patrizio Modenese, che finì di vivere li 21 Marzo del 1579, delineata da lui dopo l’Addizione Erculea, e dopo il recinto della Fortificazione fatta a questa Città nel 1546. Se ne conservano copie colla data dell’anno 1571, e dedicazione al Serenissimo Duca Alfonso II di Ferrara, Modena ecc.
Poco dopo il 1600 fiorì Giovan Antonio Magini Padovano celebre Matematico, che morì in Bologna li 11 Febbraio 1617 e lasciò delineata la seconda Carta del Ducato di Modena, Reggio, e Carpi col Dominio della Garfagnana, la quale fu poi stampata nel 1620, in Bologna da Fabio suo figliuolo fra le LX Tavole che compongono l’Italia, e la dedicò al Serenissimo Duca Cesare d’Este Duca di Modena, Reggio ecc. Essa fu di poi ristampata negli Atlanti del Iansonio in Amsterdam nel 1645, nel Tomo VIII della Geografia, e Cosmografia di Guglielmo padre, e di Giovanni Bleau suo figliuolo in Amsterdam nel 1665 in foglio, e altrove più volte in diverse grandezze. La terza Carta fu descritta da me nel 1724 più corretta, in una forma più piccola della presente per essere stampata, ed inserita nel Tomo XI della gran Raccolta degli Scrittori delle cose d’Italia e perciò in originale, e sottoscritta col mio nome, e cognome fu mandata dal dottissimo Muratori Filippo Argelati Bolognese allora sopraintendente alla Stamperia Palatina di Milano, perché la facesse tagliare in Rame. Ma dopo stampati i primi Tomi di essa Raccolta si mutò idea, e con due sole Tavole una dell’Italia antica, e l’altra de tempi di mezzo si pensò di soddisfare così alla promessa, ed obbligo contratto nel Frontispizio de Tomi col Mondo Letterato. Questa Carta dalle mani dell’Argelati passò, non sapendo dire né il mezzo, né il come, in quelle di un certo Ingegnere de Rebain, che nel 1736 la fece incidere in Vienna d’Austria da I. W. Heckenaufer, e la dedicò a quel Consiglio Aulico di Guerra. Ora sappia il Mondo che codesto Ingegnere non vi ha di suo, se non una continua trasformazione de nomi, con mutazione del genere, coll’aver cambiati boschi in fiumi, ed altri molti propositi, e mancanze, che affatto la deturpano. Tutto ciò da se solo dimostra il furto fatto di essa Carta. Vi ha aggiunto di suo i siti delle battaglie seguite nell’anno 1734, gli accampamenti delle armate, e dove sopra i fiumi furono formati i ponti. La quarta è la Tavola del Modenese per l’intelligenza del Poema della Secchia Rapita di Alessandro Tassoni descritta da me, ed incisa nel 1743 in Ferrara da Andrea Bolzoni, la quale sta inserita nella nobile edizione del detto Poema fatto in Modena nel 1744 presso Bartolomeo Soliani configure in rame. Considerando io la predetta terza Carta cotanta deformata, e in una forma maggiore di quella. Questa dunque è la quinta in ordine di tempo, che comparisce alla luce. Non poca fatica mi è costato il determinare le posizioni, e le distanze vere delle Città, Castelli, e Terre, e luoghi, e di collocarli nella situazione loro più vera, essendomi servito di quei mezzi, che somministra la scienza dei Triangoli. Ho seguitato piuttosto questa strada, che quella di riportarmi alle precedenti Topografie. La differenza, che in confronto ne risulta, fa conoscere, che a forza di viaggi, e di osservazioni mi sono studiato di lavorare sul vero. La posizione di molti luoghi particolari intorno alle Città, e Castelli tanto nei siti piani che nei montuosi, si dentro, che fuori degli Stati, dei quali non ho potuto osservare la giusta posizione, e per riempire ancora i vuoti, che restavano nella Carta, l’ho presa da misure, e piante fatte in diversi tempi in occasione di visite per riconoscere andamenti di acque, e che per altre differenze sono state levate d’ordine pubblico. Onde spero che la fatica da me intrapresa non debba riuscire del tutto inutile al pubblico, e privato commercio, e mi lusingo pure che una Carta fatta con ogni possibile diligenza meriterà compatimento, se per forte sarà trovata diffettuosa in qualche sua parte. Vivi felice”.
Scala di miglia comuni d’Italia.
